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Misure di prevenzione, riciclaggio e false cooperative

Il filo “rosso” che collega tutti i traffici illeciti è costituito dal riciclaggio; attività di riciclaggio che è stata definita come una gigantesca lavatrice che “pulisce” il denaro di provenienza illecita che in parte viene reinvestito in altre attività illecite ed in parte, reinvestito in attività lecite (ristoranti, bar, supermercati etc).
Nella lotta contro il riciclaggio particolare rilievo assume lo strumento delle misure di prevenzione , strumento che negli ultimi anni è stato per così dire “giurisdizionalizzato” in quanto non esente da forti profili di criticità sotto il profilo delle lesione dei diritti e degli interessi dei soggetti attinti dalla misura di prevenzione.
Lo strumento delle misure di prevenzione è particolarmente efficace perché lo stesso non si applica solo nei confronti dei soggetti criminali vicini alle storiche associazione criminali ben conosciute nel nostro territorio nazionale ma lo stesso si applica anche nei confronti di soggetti diversi come quelli che, ad esempio, operano nel settore dell’evasione fiscale (cd. cartiere”) e dei rifiuti tossici.
Numerosissime sono le società false, “scatole vuote” che servano per le attività di riciclaggio, numerose le società immobiliari create solo per schermare i reali titolari, anche le s.r.l. semplificate nate per sviluppare l’imprenditoria giovanile si sono trasformate nella realtà in uno strumento utilizzato in modo illecito. E ancora il fenomeno delle cooperative “falsamente” cooperative che sono un luogo di sfruttamento del lavoratori senza una partecipazione attiva dei soci ed, anche in questo caso, la loro attività si traduce di fatto nella commissione di gravi illeciti penali e tributari; ad esempio, quando una società ha del lavoro da fare e vuole risparmiare illecitamente sul personale si rivolge ad una cooperativa in modo che questa assuma dei lavoratori che non hanno le garanzie sociali e che comunque percepiscono una retribuzione più bassa, venendo così nella prassi realizzato il fenomeno della c.d. somministrazione illecita di manodopera e ciò con le relative implicazioni sotto il profilo penale-tributario dell’emissione da parte delle cooperative di fatture che sono ritenute false e la relativa utilizzazione da parte della società. Nella prassi le false co operative hanno un arco di vita molto breve 2 o 3 anni e quando hanno incamerato ingenti debiti tributari gli amministratori di fatto delle suddette cooperative procedono alla liquidazione delle stesse e alla cd. “staffetta” dei dipendenti in un nuovo soggetto economico. Lo schema fraudolento nella realtà si ripete sempre nello stesso modo utilizzando soggetti ai quali viene conferito un potere formale di rappresentanza ma che in realtà sono solo “teste di legno”, ossia soggetti non titolari di alcun potere decisionale.

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